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Recensione pubblicata sul quotidiano ITALIA SERA
venerdì 1 dicembre 2006

NUOVO LIBRO DI POESIA PER ROBERTO MAGGIANI
LINGUA: MEZZO ESPLORATIVO E SPERIMENTALE PER ALTRI MONDI

A distanza di cinque anni dal precedente Forme e informe e a sette dall'esordio avvenuto con Sì dopo sì nel 1998, Roberto maggiani torna a stupire con un nuovo libro di poesie dal titolo "L'indicibile", lavoro in versi su cui si potrebbe osare scrivere che forse è l'incanto naturale di una intimità autentica. E' raro che uno studioso di fisica si occupi di poesia e se ne occupi in modo specifico (Maggiani, nato a Carrara nel 1968, si è laureato presso l'Università di Pisa con una tesi di fisica nucleare), ma è pur sorprendente come si riesca a trovare, nei versi di Maggiani, una concettualità così aristocratica tale da poter divenire a sua volta una filosofia di una propria maniera di esistere; si ascolti: "Tra i campi di grano sollevai il viso./ Vidi poche stelle - le più brillanti./ Percorsero tutta la strada con me/ baluginando tra i rami degli alberi./ Camminai così, a lungo/ finché tutto il mio spirito fu sciolto nel cielo.", e ancora: "Rimanere sulla croce/ fino alla conversione della mente./ Stare - fino all'attesa morte/ la bocca socchiusa/ la testa con spine/ gli occhi roteanti fino alla cecità./ C'è una sola strada per avere tutti i pensieri/ capire tutte le menti - completa/mente.". Cerchiamo di intenderci subito: qual è il tema principale nella poesia di Maggiani? A parere (decisamente discutibile, va affermato senza ombra di dubbio), il tema significativo de "L'indicibile" (come del resto, prevediamo - anche se mai letti - dei precedenti lavori) risiede nella lingua, quale mezzo esplorativo e sperimentativi della pura invenzione. E di questa invenzione accattivante fanno parte: a) una componente sismicamente ritmica, magmatica, che segna i versi si una ondulazione inaspettata; b) una certa sensazione di esperienze vissute per davvero, esperienze che si ri/consegnano al destinatario in una nuova veste priva di nome e volto; c) una visionarietà letteraria (e a volte rozza, primitiva, non accademica e dunque straordinaria) che rimanda a George Trakl e Borges piuttosto che ai noiosi e insopportabili Manganelli, Luzi e Caproni. Per alcuni aspetti si tratta di una visionarietà che ha come base possibile etica della morte, un accordo/disaccordo che nei versi vive all'unisono, proprio perché se da un lato Maggiani si adegua al limite, alla constatazione che un individuo è unico, insostituibile, e dunque è aperto a lasciarsi andare al grido dello scandalo cosmico di una resurrezione purificatrice: "L'amore è l'unica ispirazione./ Quale amore?/ L'amore che dà dolore/ (il dolore che dà l'amore non misurato)/ che impiega anni (secoli) a percorrere/ le terre che gli appartengono./ Acqua, troppa, che infanga./ Attendo - forse tutti i tempi cosmologici -/ che i monti scendano a valle/ che il mare si prosciughi./ Passione e amore -/ legati poi saldati poi disgiunti/ opposti e compenetrati./ Ama chi si consuma e non marcisce."; e di nuovo: "Tra la guerra e la pace poche sono le parole/ molti gli omicidi - le distruzioni./ Ci sono vite perse per sempre/ macchie sulla terra - rosse -/ gente massacrata./ Questo accadeva mentre/ ero sdraiato sulla spiaggia - il sole a picco -/ la mia mente lontana dalle menti/ il mio sangue lontano dal sangue."Di queste parole, se recitate, certo intriga la flessuosità musicale, l'evocazione di un peccato consumato (anche nell'indifferenza apparente) che interessa non solo il poeta ma pure ciò che lo circonda (persone, oggetti, cose vive ed altre spente), come se una improvvisa attrazione verso il nulla sia qui brulicante di idee. E se l'idea di Roberto Maggiani sia anche quella di una consumazione intima, poco importa: egli sa di essere poeta proprio perché innamorato della parola, e di una parola che sa rendere tecnicamente fulminea, colma di grazia, una parola che seduce e corrompe allo stesso tempo, una metamorfosi straordinaria dell'idea del pensiero trasformata in una verbalità articolata con fantastica sapienza... In ultimo, ci appare evidente come L'indicibile possa essere una dichiarazione bellica: piuttosto che un libro fine a sé stesso è un passaggio verso qualcosa, un libro/documento per quei poeti che tali si definiscono ma che non sanno affatto cosa sia poesia, un libro aperto, una prova d'autore perfettamente riuscita che agogna ad essere pura metafora prima di divenire con sicurezza storia, cammino dell'uomo.