Oggi ho ricevuto una telefonata da Mariella Bettarini. Mi ha detto che è riuscita a leggere il mio romanzo “Un uomo in Argentina”; ha problemi di vista e ne ha lette dieci pagine per volta, ci ha messo circa un mese (il libro ha 320 pagine e glielo avevo portato in dono quando io e Giuliano siamo andati a trovarla a Firenze). In verità, man mano che procedeva nella lettura, di tanto in tanto mi telefonava per dirmi il suo entusiasmo, fino all’apoteosi finale di oggi. Mariella, nel passato, non mi ha risparmiato critiche “feroci” a testi miei che non le erano andati a genio, so bene dunque la sua onestà nei miei confronti. Non riesco e neppure voglio riportare qui le sue parole piene di elogio sincero per il mio romanzo, parole dalle quali si sentiva il suo coinvolgimento nella storia di Adrian Schneider e della sua famiglia. Posso dire che nel fiume di entusiasmo mi ha detto che non vedeva l’ora, durante la giornata, di tornare alla lettura… è quello che succede anche a me quando un libro mi prende e la storia narrata diventa la mia nuova dimensione di vita.
Mi ha detto che ha sottolineato il libro in moltissimi punti, mi ha detto anche che prima di qualche “ma” ci vorrebbe forse una virgola e poi mi ha detto di segnare questa frase che le è particolarmente piaciuta: «Le parole, talvolta, sono come il mare: nascondono un abisso che si indovina dal loro colore scuro». C’era forse da aspettarselo, da una poeta quale lei è.
Se salvare una vita significa salvare il mondo intero, come recita il Talmud, allora scrivere “Un uomo in Argentina” affinché lei potesse goderne e amarlo, per me è una ricompensa più che sufficiente per averlo scritto, è come se tutti lo aveste apprezzato.
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Notizie » Mariella Bettarini: Un uomo in Argentina
Nota di lettura [Libri] 14/02/2026 16:45:35